Uno spazio ristretto
Gli intervalli dei parametri compatibili con ciò che la letteratura ha già misurato. Tutto il resto viene escluso prima, non dopo aver guardato i risultati.
Il programma procede per fasi, e ogni fase ha un cancello: un criterio scritto prima di cominciare, che decide se si passa alla successiva o ci si ferma. Questa pagina dice dove siamo oggi, che cosa stiamo facendo in questo momento e che cosa non è ancora stato fatto.
Le fasi non sono un calendario, sono una sequenza di condizioni. Ognuna produce le evidenze che servono per accedere alla successiva, e ognuna può chiudersi con un esito negativo: in quel caso il risultato si pubblica lo stesso, e il programma si ferma o si riformula.
Il criterio di ogni cancello viene preregistrato, cioè depositato pubblicamente prima di raccogliere i dati che dovrà giudicare. È l'unica condizione che rende una soglia significativa: decisa dopo, si sposta sempre di quel poco che serve a superarla.
Un simulatore della dinamica della memoria, interamente in silico. Restringe lo spazio delle ipotesi e dimensiona la fase successiva. Nessun visore, nessun sensore, nessun partecipante.
Materiale di laboratorio, neutro e non autobiografico. La catena di misura si valida dove la verità è nota per costruzione: se non regge lì, non c'è motivo di crederle altrove.
Materiale autobiografico, con consenso e con autorizzazione umana per ogni scena. Quattro condizioni a confronto, fra cui la visione passiva, e tre famiglie di misura tenute separate.
Retroazione in tempo reale, verifiche a distanza di settimane e la misura che decide tutto: se l'effetto resta sull'episodio o si estende ai ricordi vicini mai riattivati.
Oltre la quarta fase c'è la ricerca clinica con interfacce neurali, che resta praticabile soltanto con università, autorità regolatorie e comitati etici indipendenti, e soltanto dove elettrodi profondi esistono già per ragioni cliniche. Non è un passo che un'azienda possa fare da sola, e non riteniamo che debba poterlo fare: il ragionamento è nelle direzioni di ricerca.
La Fase 1 costruisce un simulatore della dinamica della memoria e non prevede nulla di fisico: niente visore, niente sensori, nessun partecipante, nessun dato autobiografico reale. È interamente in simulazione, e non è un ripiego: è il modo di sbagliare a costo zero.
Serve a una cosa precisa. Almeno quattro processi diversi possono produrre lo stesso segnale osservabile quando un'esperienza costruita incontra un ricordo: la traccia esistente viene modificata, se ne forma una seconda che compete con la prima, si aggiunge un'associazione che la inibisce, oppure il contenuto resta intatto e cambia soltanto la fonte a cui viene attribuito. Finché sono confusi nel modello, saranno confusi nei dati, e nessun risultato delle fasi successive sarebbe interpretabile.
La quarta possibilità merita una riga in più, perché è quella che un'esperienza immersiva rende più probabile: un sistema come questo potrebbe non riscrivere niente e limitarsi a spostare l'attribuzione della fonte. Sarebbe una tesi più modesta e molto più difendibile, ed è meglio scoprirlo adesso che fra due anni.
Gli intervalli dei parametri compatibili con ciò che la letteratura ha già misurato. Tutto il resto viene escluso prima, non dopo aver guardato i risultati.
Il numero di prove per persona che la fase successiva deve raccogliere perché la misura regga. Senza questo numero, la Fase 2 si dimensiona a intuito e si scopre troppo tardi di aver misurato rumore.
I modi in cui il ciclo può convergere su qualcosa che somiglia a un successo e non lo è. Trovarli in simulazione costa una settimana, trovarli con i partecipanti costa il programma.
In quali condizioni un aggiornamento resta sul singolo episodio e in quali si estende ai ricordi vicini. Da qui esce una soglia di arresto numerica, non un'impressione.
Quanta varianza fra individui il modello deve generare perché la personalizzazione abbia senso. Se non ne genera, non c'è niente da personalizzare e la tesi del programma cade in casa.
Protocollo, ipotesi, controlli e soglie della fase successiva, depositati pubblicamente prima di raccogliere un solo dato.
Il modello deve riprodurre almeno sei di otto risultati sperimentali già pubblicati, scelti e dichiarati in anticipo, con una sola distribuzione di parametri e nessun riadattamento bersaglio per bersaglio. Due degli otto restano fuori dalla taratura e servono soltanto a validare.
Due precisazioni contano più del numero. La prima: deve rientrare nell'intervallo pubblicato non solo la media dell'effetto, ma anche quanto quell'effetto varia fra le persone. Un modello che azzecca tutte le medie con varianza quasi nulla ha fallito, perché l'intera tesi del programma è che questi effetti siano eterogenei e che la personalizzazione sia la leva. La seconda: fra i bersagli ci sono anche repliche non riuscite. Un modello che non sa produrre i risultati nulli non è un modello della letteratura, è un modello della metà della letteratura che ci fa comodo.
Sotto sei su otto il modello si rivede, e non si passa alla fase con i partecipanti.
La Fase 1 non tocca persone. Il primo protocollo con partecipanti è la Fase 2, su materiale neutro di laboratorio, e non comincia senza preregistrazione pubblica, base giuridica per i dati biometrici e sanitari, valutazione d'impatto e conservazione locale e cifrata.
Prima della fase con materiale autobiografico serve una struttura che oggi non abbiamo ancora. Un clinico indipendente per l'idoneità e per gli eventi avversi, che non può essere chi conduce la sessione. Un monitore di sicurezza con l'autorità effettiva di fermare il programma, non consultiva. Un responsabile della protezione dei dati, un metodologo per le preregistrazioni e le analisi, un operatore di supervisione distinto da chi ha costruito il modello della persona. Chi costruisce non autorizza, chi conduce non seleziona, chi analizza non ha interesse nell'esito: è questo vincolo a rendere il risultato ispezionabile da un terzo, ed è una delle ragioni per cui la Fase 1 viene prima.
Questa pagina descrive il metodo e i criteri, non l'implementazione. Il sistema è oggetto della domanda di brevetto n. 102026000024559 del 24 agosto 2026, e la materia tecnica che le fasi producono resta riservata fino ai rispettivi depositi. Quello che pubblichiamo sono le condizioni che ci siamo dati e i risultati, compresi quelli negativi.
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Un elenco di stato serve a poco se dice soltanto quello che è andato bene. Qui sotto ci sono le quattro cose che, a oggi, non sono state fatte e che nessun risultato della fase in corso può dare per acquisite.
Nessuna persona è stata coinvolta in nessuna forma e nessun dato biometrico o sanitario è stato raccolto. La prima raccolta arriva in Fase 2, su materiale di laboratorio e dopo una preregistrazione pubblica.
Che dai segnali del corpo si possa stimare la familiarità meglio del caso è l'ipotesi che la Fase 2 deve verificare, contro un protocollo appaiato a parametri casuali e contro un decoder costruito con le sole caratteristiche dell'immagine. Oggi non è dimostrata, e può risultare falsa.
La domanda di brevetto descrive l'architettura, e l'architettura si può mostrare. Che una scena costruita e attraversata lasci una firma di codifica distinguibile dalla visione passiva è invece una domanda aperta, e si affronta in Fase 3.
Ed è l'endpoint che decide se il programma continui. Va dimostrato che l'effetto non si estende oltre una certa entità dichiarata prima, non che «non risulta un effetto»: sono due affermazioni diverse, e la seconda, con campioni piccoli, si ottiene quasi sempre e non dimostra niente.
Le date che contano, dalla più recente. Questa pagina viene aggiornata quando cambia lo stato di una fase o quando un cancello si apre o si chiude, non a scadenza fissa: un registro che si aggiorna ogni mese qualunque cosa succeda smette di dire qualcosa.
Chiuso in versione 1.0 il progetto di dettaglio delle quattro fasi: perimetro, misure, controlli, cancelli e criteri di arresto di tutte, scritti prima di cominciare la prima. In lavorazione il foglio dei prior e l'elenco dei bersagli, che vengono prima del codice del simulatore.
Numero 302026000148432.
Numero 102026000024559, sul sistema a ciclo chiuso. Nello stesso giorno la domanda di marchio ANALYTIKO™ n. 302026000148294.
Sette ipotesi, ciascuna con la propria condizione di falsificazione, il percorso in cinque passi e il confine etico. Da quel giorno «i risultati nulli si pubblicano» non è un proposito interno: è un impegno scritto e verificabile da chiunque.
Le fasi con i partecipanti richiedono un clinico indipendente, un monitore di sicurezza con l'autorità di fermare, un metodologo e un comitato etico. Analytiko™ cerca collaborazioni con università e gruppi di neuroscienze cognitive per le fasi 2 e 3, e mette volentieri il modello computazionale davanti a una revisione indipendente prima che produca una sola decisione.
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